CONTROVERSIA

Polemica ad Aosta per la bandiera Pride trasformata in svastica

Il Comitato denuncia l’accostamento alla persecuzione nazista; la diocesi prende le distanze e parla di opinione individuale.

Polemica ad Aosta per la bandiera Pride trasformata in svastica

Una immagine condivisa su WhatsApp ha aperto una polemica ad Aosta nel giorno della parata del Pride. A pubblicarla sul proprio profilo personale è stato Gilbert Turcotti, segretario del vescovo di Aosta: la grafica utilizzava la bandiera progress Pride fino a comporre una svastica. A corredo dell’immagine, Turcotti aveva aggiunto il commento: Questione di prospettiva….

Il caso è stato segnalato dalla Gazzetta Matin, che ha raccolto anche la reazione del diretto interessato. Interpellato sul significato della pubblicazione, il segretario del vescovo ha spiegato che gli sembrava un bel disegno colorato. La diffusione del contenuto ha suscitato la reazione del Comitato Aosta Pride, che ha definito l’accostamento un insulto alla memoria delle persone perseguitate dal nazismo.

La reazione del Comitato

In una nota, la portavoce Alice Sartore ha ricordato la persecuzione subita da persone omosessuali e trans durante il regime nazista. Le vittime venivano marchiate nei campi di concentramento e di sterminio con il triangolo rosa; molte donne lesbiche, ha aggiunto, erano invece classificate come asociali e contrassegnate con il triangolo nero.

Per il Comitato, l’immagine rappresenta anche un’offesa a chi si trovava in piazza ad Aosta per rivendicare i propri diritti. La pubblicazione, hanno sottolineato i promotori, ha ferito in particolare le persone LGBTQIA+ cattoliche e cristiane, che si riconoscono nel messaggio evangelico. L’indignazione, secondo l’associazione, è accresciuta dal fatto che il contenuto sia stato diffuso da una persona con un ruolo di responsabilità all’interno della Diocesi di Aosta.

La posizione della diocesi

Alla richiesta di chiarimenti, la diocesi ha diffuso una breve nota. Il vescovo ha precisato che la posizione dell’istituzione viene espressa esclusivamente attraverso i canali ufficiali: la predicazione pubblica, i messaggi, le lettere, eventuali interviste del vescovo e, quando opportuno, le comunicazioni dell’ufficio stampa.

Ogni altra presa di posizione, si legge nella nota, deve essere considerata un parere personale di chi la esprime. Una precisazione che non ha soddisfatto il Comitato Aosta Pride, secondo il quale nel comunicato non compare alcun riferimento all’immagine né alle persone che si sono sentite colpite.

Il Comitato ha osservato che definire il contenuto un’opinione personale non modifica il significato attribuito alla rappresentazione né cancella il ruolo ricoperto da chi l’ha condivisa. L’associazione ha quindi annunciato che continuerà a valutare come tutelarsi in ogni sede opportuna, ribadendo che la bandiera del Pride rappresenta persone, vite e diritti e che chi ricopre incarichi di responsabilità è chiamato a rispondere delle proprie parole e dei contenuti diffusi.