Reazione politica

AVS condanna la svastica realizzata con le bandiere Pride ad Aosta

La formazione contesta l’immagine diffusa dal segretario del vescovo valdostano e richiama persecuzioni naziste e vittime omosessuali.

AVS condanna la svastica realizzata con le bandiere Pride ad Aosta

Alleanza Verdi e Sinistra prende posizione sul caso della bandiera del Pride trasformata in una svastica, episodio che riguarda Gilbert Turcotti, segretario del vescovo di Aosta. La vicenda è stata collegata dal partito alla giornata dell’Aosta Pride, manifestazione dedicata ai diritti e alla visibilità della comunità omosessuale.

La presa di posizione

In una nota, AVS sostiene che la svastica non possa essere considerata un semplice disegno o un accostamento di colori. Il simbolo viene ricondotto a uno dei regimi più criminali della storia, responsabile della persecuzione, deportazione e uccisione di milioni di persone, tra cui anche uomini omosessuali perseguitati dal nazismo e internati nei campi di concentramento.

Secondo il partito, la realizzazione di una svastica con le bandiere del Pride, proprio nel giorno della manifestazione di Aosta, non può essere considerata una provocazione priva di conseguenze. AVS definisce la scelta grave e da condannare, precisando di non voler attribuire a Turcotti pensieri o intenzioni non verificabili, ma di voler valutare il significato dell’immagine pubblicata.

Il richiamo al confronto pubblico

La formazione politica invita inoltre a non trasformare la vicenda in una contrapposizione tra credenti e non credenti, tra Chiesa e laici oppure tra conservatori e mondo progressista. Il punto, secondo AVS, riguarda il valore assunto dal simbolo utilizzato e il suo accostamento alla bandiera di una comunità che chiede di poter vivere libera, rispettata e senza paura.

Nel documento vengono richiamate anche alcune parole di Papa Francesco sul ruolo della politica come forma di carità orientata al bene comune e sulla responsabilità di tutelare le persone più fragili. Da qui l’appello del partito a mantenere il confronto sul terreno della memoria storica e del rispetto, senza ridurre l’episodio a una disputa ideologica o religiosa.