Il vescovo di Aosta, Franco Lovignana, interviene sulle polemiche nate dopo la diffusione di un’immagine in cui alcune bandiere del Pride erano disposte fino a formare una svastica. Il contenuto era stato condiviso dal segretario del presule e aveva provocato reazioni nei giorni precedenti.
In un intervento pubblicato sul Corriere della Valle, settimanale di informazione della Diocesi, Lovignana ribadisce che le persone, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, devono sapere di poter trovare nella Chiesa porte aperte. Il vescovo precisa però che l’accoglienza convive, per la comunità cattolica, con la proposta di quello che considera un cammino di verità e di vita.
Il confronto con le persone omosessuali
Lovignana riferisce di avere incontrato negli anni numerose persone che si definiscono omosessuali, comprese alcune impegnate nell’attivismo. Secondo il vescovo, in questi colloqui non sarebbero emersi atteggiamenti sospettosi o discriminatori, ma ascolto e confronto. Il dialogo, osserva, non deve essere necessariamente unidirezionale: è possibile mantenere posizioni differenti e, allo stesso tempo, comprendersi e rispettarsi.
Il presule aggiunge di essere disposto a continuare su questa linea con chiunque si presenti. Il richiamo è quindi a un rapporto basato sull’ascolto reciproco, anche quando le opinioni restano distanti. Nel suo intervento, Lovignana sottolinea la necessità di evitare discriminazioni e di mantenere aperto il confronto con le persone.
La presa di distanza dall’immagine
Rispetto al contenuto che ha fatto scoppiare la polemica, il vescovo chiarisce che l’immagine non rappresenta la posizione della Diocesi. La linea ufficiale, spiega, viene espressa esclusivamente attraverso i canali istituzionali dell’organizzazione ecclesiastica. Non arriva invece un commento diretto sul Pride: Lovignana si limita a richiamare il diritto di tutti a esprimersi liberamente, nel rispetto di modi diversi di pensare e di concepire la vita.
Nella parte conclusiva dell’intervento, il vescovo sostiene che la comunità cristiana debba diventare sempre più accogliente, perché ogni persona ha un posto nel cuore di Dio. Richiama quindi il Catechismo della Chiesa cattolica, che a suo giudizio impone da un lato delicatezza, rispetto ed eliminazione di ogni discriminazione e, dall’altro, una presentazione chiara dell’antropologia e della morale cristiane.